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Note sullo
spettacolo dedicato a tutti coloro che amano il
teatro
Uno spazio, un
gruppo di attrici, un testo che si trasforma in
materia viva, un pubblico toccato nel cuore e
nella mente: questo, secondo Maria Stefanache,
deve essere l’essenza di uno spettacolo
teatrale.
Questo spettacolo è il frutto di un lungo
lavoro sulle potenzialità professionali di chi
vuol essere attore non casuale, ma facendo della
propria “arte” un dono per gli altri e una
ricerca in se stesso, puntando sulle proprie
energie e sulla propria “umanità”.
Lo spettacolo è creato con dei monologhi perché
Il monologo è un concentrato di energia con la
quale l’attore deve coinvolgere il pubblico e
portarlo con sé nella storia del suo
personaggio.
E quali storie sono migliori per realizzare
questo progetto se non quelle che sono alla base
dei valori della nostra civiltà e cioè i miti
greci a cui oggi si ricorre di nuovo, e non a
caso, con grande passione, alla ricerca di ciò
che si sta drammaticamente perdendo.
Così lo spettacolo ripropone la centralità della
figura della donna nelle “storie” di sempre.
La drammaticità dei vinti, la perdita
dell’identità culturale, il disagio dei diversi
e il dolore profondo per un’infanzia negata e
uccisa.
Quanto questi temi siano attuali è inutile dirlo
perché sono realtà quotidiana: vale forse la
pena di fermarci un momento a riflettere su di
essi e ritrovare nel passato quei valori che ci
mancano nel presente.
Questo spettacolo con la sua intensità emotiva e
la perfetta aderenza al testo classico ce ne dà
l’occasione.
Il pubblico sarà preso per mano e portato in un
viaggio essenziale per la conquista della
capacità di guardare in se stessi.
Uno spettacolo basato sulla forza e sull’arte
dell’attore in scena di trasmettere al pubblico
le vicende delle donne antiche, nelle quali
possiamo facilmente riconoscere le donne di ogni
tempo, guidate dai loro istinti e i sentimenti
umani più profondi.
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